
L'attività partigiana nel territorio cremonese
a cura di
Angela Bellardi
Per ricordare l'Ottantesimo anniversario della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo e per comprendere quanto il territorio lavorò per il raggiungimento dell'obiettivo, la Società Storica Cremonese propone alla riflessione la lettura di una documentazione che narra quanto le singole Comunità e i loro abitanti fecero in quei fatidici giorni.
Trattasi delle note, a volte brevi a volte molto dettagliate, che i sindaci o i responsabili dei vari CLN inviarono al prefetto (su specifica richiesta) tra agosto e settembre del 1945 con l'illustrazione di quanto era avvenuto nei loro territori dall'8 settembre 1943 al 25 aprile 1945.
Redatte in un momento di grande euforia e con un linguaggio a volte aulico, tuttavia rappresentano la complessa situazione e il desiderio di porre fine a un lungo periodo di negate libertà.
Ogni referente cerca di mettere in luce quanto i partigiani, ma anche i cittadini hanno posto in campo per raggiungere l'agognato obiettivo.
Significative del sentire di tutti possono essere le parole usate dal comandante Giuseppe Morelli di Spineda: “È una vita impossibile, l'unico conforto è di abbandonarsi allo studio dei piani che un giorno si dovranno mettere in opera. Ed eccolo finalmente! … È l'alba del 24 aprile. Vi è uno strano profumo stamane nell'aria, sembra si respiri più liberamente, è primavera, primavera per la nostra patria, germoglieranno i nuovi fiori sugli avanzi ormai essiccati di quelli che furono un tempo”.
Un vivo ringraziamento al Presidente della Provincia di Cremona, Roberto Mariani, per aver creduto nella proposta.

Angela Bellardi Presidente Società Storica Cremonese
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L'80° anniversario della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo rappresenta per il nostro Paese, e anche per il nostro territorio, un momento di riflessione profonda e condivisa. In questo contesto si inserisce la pubblicazione curata dalla Società Storica Cremonese, che raccoglie e restituisce alla comunità una documentazione di straordinario valore storico e civile: le relazioni sull'attività partigiana che, su richiesta del Prefetto di Cremona, i sindaci dei Comuni della nostra provincia inviarono nei mesi immediatamente successivi alla Liberazione.
Un insieme di documenti che, nella loro eterogeneità, testimoniano con chiarezza lo sforzo corale che le nostre comunità seppero compiere in un momento drammatico e insieme carico di speranza. Ogni relazione racchiude una storia, ogni firma di sindaco o di referente dei CLN rappresenta un volto, una voce, una comunità che ha voluto contribuire, con coraggio e determinazione, alla rinascita della libertà. Questa opera documenta oggi l'attività partigiana e civile di 88 Comuni della provincia di Cremona. È un risultato straordinario, frutto di un lavoro accurato e paziente, ma anche il punto di partenza per ulteriori ricerche e approfondimenti, affinché nessuna storia venga dimenticata, nessun documento resti celato negli archivi, e questo patrimonio di memoria possa ampliarsi e arricchirsi. Un unico volume che racchiude tante storie e restituisce un senso di comunità e di condivisione, dove i piccoli e grandi centri della nostra provincia si ritrovano idealmente nello stesso spazio dedicato alla memoria, perché il ricordo del passato è fondamento irrinunciabile per costruire il presente e progettare il futuro.
È per questo che desidero rivolgere il mio più sentito ringraziamento alla Società Storica Cremonese per il lavoro di ricerca, di studio e di divulgazione svolto con passione e rigore, contribuendo a rendere ancor più significativo questo anno di cerimonie e riflessioni sull'80° della Liberazione.
Con gratitudine e partecipazione, Roberto Mariani Presidente della Provincia di Cremona
Il 25 agosto 1945 il prefetto di Cremona richiese ai sindaci della provincia una relazione sull'attività partigiana nei loro Comuni.
Nell'archivio dell'Ufficio Gabinetto della Prefettura si sono rintracciate 88 risposte su 114 Comuni (Palvareto riuniva ancora S. Giovanni in Croce e Solarolo Rainerio), in parte redatte direttamente dai sindaci, altre dai locali Corpi di liberazione, tra settembre e ottobre
(Archivio di Stato di Cremona, Prefettura di Cremona, Ufficio Gabinetto, b. 347).
Manca la relazione del sindaco di Cremona: si conserva però quella inviata dal Sindaco al Distretto Militare (Archivio di Stato di Cremona, Comune di Cremona, b. 1761).
Per Soresina il rapporto appartiene alle Carte del locale CLN (Archivio di Stato di Cremona, CLN di Soresina, b. 2)
La trascrizione dei testi rispetta la forma di ciascuno. Per esigenze di sintesi e con l'intento di dare spazio al corso degli avvenimenti, si sono tralasciati i lunghi elenchi dei patrioti, facilmente rintracciabili presso le Associazioni Partigiani.
I titoli in corsivo che precedono i testi sono redazionali. Si sono omessi tutti i riferimenti formali.
Conferenze di aoorifindimento
18 settembre
L'attività partigiana nel territorio cremonese 19 settembre
Paolo Corsini Presidente Istituto Nazionale Ferruccio Parri per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia
Sala Puerari, via Ugolani Dati 4 – ore 16.45 19 settembre
25 settembre
La messa dell'uomo disarmato di Luisito Bianchi 25 settembre
Grado Giovanni Merlo Università degli Studi di Milano
Sala Puerari, via Ugolani Dati 4 – ore 16.45 25 settembre
2 ottobre
Storia o memoria? Il dibattito in Italia su fascismo e antifascismo
Marcello Flores D'Arcais Università degli Studi di Siena
Sala Puerari, via Ugolani Dati 4 – ore 16.45 2 ottobre 2 ottobre
9 ottobre
Vivere la guerra. Cremona e il “fronte interno” (1940-1945)
Maria Luisa Betri Università degli Studi di Milano
Sala Conferenze Biblioteca Statale, via Ugolani Dati 4 – ore 16.45 9 ottobre
Data da definire
don Andrea Foglia Storico della chiesa 1943-1945: fatti e volti della Resistenza
La nostra testata darà dettagliato MEMO del calendario delle conferenze
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Mimmo Franzinelli Edizioni Mondadori - 360 pagine
Tra il novembre 1925 e l'ottobre 1926, quattro attentati in serrata sequenza presero di mira Benito Mussolini. Progetti tirannicidi falliti che, paradossalmente, anziché agevolare il ripristino della democrazia e abbattere il regime fascista, si rivelarono decisivi per il consolidamento del potere del duce. Sulla base di fonti di polizia e di materiali conservati in archivi privati sinora inaccessibili, Mimmo Franzinelli non solo indaga in modo accurato la genesi e le dinamiche di ciascun attentato, ma ne restituisce la reale portata storica al di là di stereotipi e ricostruzioni romanzate. Di Tito Zaniboni, accusato di aver ordito l'«attentato» (le virgolette sono d'obbligo) del 4 novembre 1925, viene analizzata la contraddittoria personalità, guidata - come risulta dal ricco materiale biografico finora inedito - più da motivazioni di ordine esistenziale che politiche. Quanto invece ai tre tentati omicidi del 1926, la rigorosa ricostruzione dei preparativi e della loro esecuzione si accompagna a un'attenta analisi dell'impatto della «politica degli attentati» sulla situazione italiana, con l'accorta manipolazione propagandistica da parte del regime e la campagna per screditare oppositori ed esuli. Emergono così gli ostinati quanto velleitari sforzi dei settori più radicali del regime di ricollegare la mistica irlandese Violet Gibson a personaggi e ambienti dell'antifascismo, nonché il trattamento disumano riservato in carcere al militante anarchico Gino Lucetti. Fino al gesto di Anteo Zamboni, che fornì al regime il pretesto per l'approvazione delle «leggi fascistissime», la reintroduzione della pena di morte e la costituzione del Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Un saggio innovativo e documentatissimo, che mostra come la dittatura fascista abbia sfruttato la violenza per consolidare il proprio potere e «pone un quesito di persistente attualità sulla (dubbia) utilità di contrastare la nascente tirannia attraverso gesti individuali o complotti imperniati sull'eliminazione di un personaggio sorretto da un efficiente apparato di potere e forte di significativi consensi»
MIMMO FRANZINELLI


“Occuparsi di storia è un'attività affascinante, un'esplorazione avventurosa tra passato e presente alla scoperta di nuove fonti da riordinare e interpretare; l'esito delle ricerche si sedimenta in testi che, dopo aver smosso l'intimo del loro autore, raggiungono l'obiettivo se riescono a trasmettere qualcosa di significativo al lettore. Lo studio della storia presuppone che si sappia che esso mira a qualcosa d'impossibile, eppur necessario e importante. Studiare la storia significa abbandonarsi al caos, ma al contempo mantener fede nell'ordine e nella ragione. È un compito molto serio, e forse tragico. Un libro dovrebbe frugare nelle ferite e procurarne di nuove; in una parola, essere pericoloso; per chi lo legge, così come lo è stato per il suo autore. Vorrei scrivere libri che si interrogano e che ti interrogano, per guardare con lenti nuove al nostro passato.”
Non occorrerebbe molto altro per presentare, sia pure sinteticamente, il profilo dell'autore, che, specialmente negli più recenti, si è fatto conoscere da una sempre più vasta cerchia di lettori, come autorevole storico del fascismo e dell'Italia repubblicana. E' componente del comitato scientifico dell'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione «Ferruccio Pari», nonchè autore di numerosi saggi, fra cui, da Mondadori: Le stragi nascoste, Squadristi, Guerra di spie, Il piano Solo, Il prigioniero di Salò, Il duce e le donne, Bombardate Roma!, Disertori, Il Tribunale del duce; Fascismo Anno Zero. 1919: la nascita dei Fasci italiani di combattimento; Fiume 1919; con Marcello Flores, Storia della Resistenza, Collana Cultura storica; “Il fascismo è finito il 25 aprile”. È inoltre coautore dei libri fotografici Il duce proibito, RSI e Fiume.
Nell'anno dell'80mp della Liberazione l'autore ha anche dato alle stampe

Tra le “40 vite spezzate dal fascismo” l'autore approfondisce la figura del cremonese Attilio Boldori.