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ECO-Commiati e ricordi

  29/03/2026

Di Redazione

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Ciao, Rosolino

Così avevamo titolato il 20 aprile di sei anni fa la notizia della scomparsa  ed il commiato. “Ci ha lasciato nei giorni scorsi Rosolino Biaggi; la cui scomparsa ha allungato la lunga, ormai insopportabile lista dei caduti di questa pandemia, che si è portata via, ovviamente insieme a tutte le altra, persone a noi molto care.

Senza fare nessuna gerarchia di intensità, la perdita del “compagno” Rosolino ci ha molto addolorato. Per ragioni di appartenenza ad una comune fascia anagrafica e di insistiti incroci umani e politici.

Sono ammutolito per una notizia che ha proiettato nella mente il film di un pezzo importante della mia, della nostra vita. Purtroppo, diversamente da quanto assicurano i credenti,  non riusciamo a credere che esista l'aldilà.  Una specchiata, attiva, generosa esistenza è scivolata via. Al di là dell'affetto e della stima rivolti allo scomparso, Rosolino va iscritto in un paradiso laico degli uomini giusti, pervasi da senso totale di dedizione al prossimo.

Nella scelta dei supporti iconografici di questo articolo di ricordo e di commiato abbiamo dovuto fare di necessità virtù, con ciò che ha passato il deposito on line. Ma siamo certi che la scelta dell'immagine che lo immortala a fianco di Pertini in occasione della visita a Cremona nel settembre 1982 e della facciata del Municipio della sua Bonemerse, epicentro della sua appassionata attività civile racchiudano perfettamente i tratti salienti del suo profilo e della sua testimonianza.

Avremmo, confidiamo, preferito aggiungere qualcosa di più “militante”, come uno scatto che lo ricordasse in un'occasione di Partito od un articolo su l'Eco del popolo (imperdibili e forse anche innocenti opportunità esibitive per molti dirigenti ed attivisti). Abbiamo, a riprova di un carattere ispirato alla modestia, dovuto rinunciare per assenza di tracce.

Circostanza questa che accresce il valore di un percorso dedicato all'idealismo politico ed al servizio della comunità cui appartenne dalla nascita.

Questo profilo ispirato da senso di servizio disinteressato e mai venuto meno nel tempo, anche nelle stagioni successive alla conclusione del ciclo amministrativo, è ancor più apprezzabile in questi tempi difficili, forse drammatici, in cui sembra disperdersi quella tensione ideale che dovrebbe essere l'epicentro del senso di servizio alla comunità.

Di questo servizio è stato detto molto, a riprova di un apprezzamento ampio da parte di tutte le sensibilità politiche e culturali; in termini di evidenza della chiave di interpretazione dei motivi ispiratori del suo impegno amministrativo.

Prima della sua scesa in campo, Bonemerse era un piccolo centro, ben amministrato da una tradizione di sinistra, al confine dell'area del capoluogo. Un confine di natura strettamente amministrativa, che prescindeva del fatto che le comunità della periferia del capoluogo vivevano a stretto contatto con i cittadini di Bonemerse.

I servizi pubblici di Cremona, arrivavano nella frazione; mentre in qualche cascina od un qualche agglomerato contiguo c'era un'incomprensibile soluzione di continuità.

Biaggi aveva capito questa assurdità ed aveva ispirato la tenace azione di estendere la rete dei servizi del Capoluogo anche a Bonemerse alla consapevolezza discendente di una visione più ampia dell'integrazione territoriale.

Questa fu la chiave di volta capace di dischiudere per Bonemerse la prospettiva di modernizzazione e di sviluppo abitativo.

Dovremmo anche aggiungere che a questa lungimirante visione e ad un'azione amministrativa rigorosa e costante, incapace di trascuratezze e falle, seppe affiancare una dedizione forse ancor più apprezzabile alla comunità di cui fu guida per molti anni.

Ci riferiamo a quella sorta di sportello sempre aperto on demand che facevano di Rosolino il terminale per la soluzione di qualsiasi esigenza individuale. Ascoltava il problema, ne acquisiva la documentazione, veniva in città, sbrigava la pratica, tornava al paese.”

Così avevamo scritto (con i contributi di Giuseppe Azzoni, storico coordinatore della Lega delle Autonomie Locali e di Clara Rossini e di Giacinto Zanetti, collaboratori della nostra testata e cittadini di Bagnara).

Richiamiamo tutto a facilitazione dell'evento rievocativo che la famiglia sta allestendo. E di cui forniamo la più ampia presentazione.

Cominciando dal messaggio che la medesima chi ha indirizzato personalmente.

a nome della famiglia Biaggi desideriamo ringraziarla  per avere accettato l'invito ad intervenire all'incontro che si svolgerà domenica 12 aprile 2026 ore 16.30 presso l'Oratorio di Bonemerse (a seguire la locandina).

Questo momento intitolato “Oh Bonemerse paese mio. Riscoprire la passione civile ricordando Rosolino Biaggi” vuole essere una occasione per ricordare Rosolino, mettendo al centro le principali esperienze alle quali si è dedicato e per le quali si è sempre speso: politica, impegno civile, volontariato. Desideriamo rilanciare questi temi perché siamo convinti siano ancora decisivi per ciascuno di noi e per le nostre comunità. Grazie per il contributo e la testimonianza che potrà portare. Un caro saluto. Rosa, Maddy, Giusi, Filippo Biaggi“. Donde la locandina di annuncio dell'evento a pro di memo e l'invito ai “compagni” a non mancare.

Ciao, Mauro

Nonostante qualche giorno fa occasionalmente ne avessimo chiesto notizie all'amico comune arch. Galetti (che un po' prudenzialmente e un po' affettuosamente era stato generico), non avremmo immaginato la prossimità dell'epilogo. D'altronde stupirsi sarebbe incongruo. Frequenti abbastanza lungamente ed intensamente una persona per ragioni di lavoro, di comune militanza, di condivise attività culturali…poi tutto d'un tratto, come avvenne trent'anni fa le strade si separano. Non perché siano venute meno le condivisioni, ma perché si separano i percorsi di incontro.

Il collega Zanolli, per anni Direttore del quotidiano cremonese per eccellenza ed attualmente editore di un frequentato blog, ne traccia, tradendo una assidua frequentazione presumibilmente incardinata in anni non lontani, un profilo denso di riferimenti personali e professionali molto utili a tracciare un profilo esistenziale interessante.

Da tale profilo, se Zanolli come crediamo ce lo consente, estraiamo il segmento del curriculum professionale. Che inizia con la stagione formativa traguardata dalla laurea a 25 anni all'Università di Bologna in ingegneria civile con una tesi sul trasporto fluviale, bissata nel 1981 da quella in Architettura al Politecnico di Milano.

Suo compagno di studi, di location studentato, di tirocinio lavorativo a Milano, l'architetto Mino Galetti. Con cui nei primi anni sessanta avrebbe condiviso l'accesso per concorso alla dirigenza del Dipartimento Tecnico Urbanistico Comunale. Dove iniziò, ricorda Zanolli, una brillante carriera, culminata con la nomina a ingegnere capo e proseguita in Comune fino alla pensione, raggiunta nel '97. Raggiunta quasi contestualmente a quella del collega ed amico Galetti. A poco più di sessant'anni e con un ricco curriculum professionale ancora da profondere a beneficio della Città e della Civica Amministrazione.

Ma in quei primi anni 90 era intervenuto a Cremona un cambio di fase negli equilibri politico-amministrativi. Ed insieme alla (legittimissima) discontinuità nelle alleanze partitiche se ne sarebbe affiancata un'altra che aveva tutte le caratteristiche di un pogrom nei confronti di una dirigenza (assunta per concorso pubblico, selezionata per concorsi interni, testata sul campo a base di accertate e costanti performances), evidentemente non apprezzata per la sua indipendenza professionale.

 La leva dirigenziale esordita nei due cicli sindacali Vernaschi e Zanoni fu fatta (quasi tutta ad eccezione di figure “normalizzate”) accomodare alla quiescenza. Scriviamo (sul filo della preoccupazione dell'inappropriatezza riferitalla luttuosa circostanza) tutto ciò nella consapevolezza di una ulteriore sottolineatura della figura professionale e personale dell'Ingegner Mauro Spotti.

Figura che per quanto impegnativa (per dedizione professionale) spaziò  per tanti anni in campi, diciamo, di volontariato culturale e non solo.

Fu per un paio d'anni (1980-82), designato da chi scrive qui (appena eletto segretario provinciale del PSI) direttore della storica testata L'Eco del Popolo. Con cui continuò un fervida apprezzata collaborazione; culminata nel centesimo anniversario della fondazione del giornale bissolatiano. Di cui Spotti curò un'edizione straordinaria, in cui fu inserita una copia anastatica del primo numero del 4 gennaio 1889.

Prima di questo generoso impegno, Mauro Spotti aveva, a far tempo dal 1969, tenuto a battesimo il Circolo Turati di Cremona. Che visse, parallelamente e diciamo un po' in concorrenza con il coevo Circolo Fodri (insediato a meno di cento metri), una stagione temporalmente breve ma intensa.

La location del Turati era in piazza Lodi al piano nobile del prestigioso palazzo Zaccaria. Giunse a 1200 soci e svolse, si ripete, un impressionante volume di attività. Di natura circolistica, ma soprattutto culturale. Tra cui un continuativo ed apprezzato filone cineforum e di conferenze correlate alla presentazione libraria. Di tutto ciò si occupò con maestria Mauro Spotti. “Mauro aveva spiccate doti umane e un innato senso dell'umorismo. Era un entusiasta e lo è stato anche dopo che la malattia…”, scrive Zanolli. La rivelazione non attenua il nostro sincero dolore per l'inatteso epilogo, ma in qualche modo lo attenua. Stamattina l'abbiamo salutato nella cerimonia di commiato nella Cattedrale. Qui porgiamo alla moglie signora Carla Bertinelli, ai figli Marina e Fabio, ai nipoti Pietro, Chiara e Anna le più sentite condoglianze. Nostre personali, della testata cui l'estinto si applicò con capacità e trasporto, dei numerosi compagni-amici che lo ricordano con profonda stima.

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