Non ha potuto (forse voluto) arrotondare…Gino…quei 99 che aveva da pochi mesi festeggiato al Bar di Pizzighettone, che, salute ed esigenze di accudimento costante della Sua Gabriella permettedo, era diventata la meta delle sue frequentazioni amicali. Dove, per anni, ha trovato l'affettuosa accoglienza e la convivialità, fatte di cose semplice, genuine, radicate in una lunghissima consuetudine di prossimità paesane e di condivisione di valori e convincimenti comuni.
Andrebbe aggiunto, a questo punto, qualcosa della crudeltà del fato; suggerita quanto meno dalla circostanza che quel breve gioioso scampolo di convivialità era stato ricavata quando la sua amata Gabriella, ospite della RSA, aveva imboccato l'ultimo tratto del traguardo esistenziale. Sarebbe scomparsa da lì a pochi giorni. Lasciando nel disperato dolore Gino, che all'aveva perso il più importante riferimento di una fortunata unione matrimoniale, fatta di tanto amore, rispetto, obiettivi comuni.
Si erano sposati all'inizio degli Anni 50. Ne era nata Tiziana (cui, a nome di questa testata, dell'Associazione Zanoni, della Comunità Socialista, del raggruppamento Amici di Fulvio, porgiamo sentite condoglianze. Dire che nonostante il gap anagrafico, li ho conosciuti bene, è dire una banalità. Abitavano, infatti, nella mia stessa Via di Gera (Casematte)a 50 metri. Ci si incontrava più volte al giorno e tutti i giorni dell'anno. Sin da piccolo sapevo tutto di loro. Sia per consapevolezza de visu sia per incrocio delle “referenze”. L'”esordio” alla vita comunitaria era avvenuto drammaticamente il giorno del 1944, quando da “renitente” all'arruolamento nelle fila della RSA avveva assistito, dalla sponda lodigiana dell'Adda, alla fucilazione dei primi caduti anche nelle file socialiste, a cominciare dai due ventunenni matteottini della zona di Crotta d'Adda, Giovanni Fassolo ed Angelo Dognini della 3° Brigata.” catturato il primo ed autoconsegnatosi il secondo in contropartita del rilascio del padre e dello zio, arrestati per rappresaglia, il 18 novembre. La mattina successiva i due furono falciati a Tencara nel Bosco Milanesi dalle raffiche della Brigata Nera di Crotta.” (come scrivevamo in Il Socialismo di Patecchio”.
Fu questo episodio, insieme alla necessità di darsi alla macchia, il battesimo di fuoco di Gino e, ad un tempo, l'imbocco di opzioni idealistiche e di timbro esistenziale, che non sarebbero mutate nel corso dei successivi 80 anni.
Senza nulla rivendicare. Ma solo indorcando un'esistenza fatta di correttezza etico-morale, di testimonianza ideale, di onesto lavoro. Di tanto, ci sentiamo di ribadire, di tanto onesto lavoro. Da sempre abbiamo la civetteria di affermare che i Pizzighettonesi erano passibili della qualifica di “lazzaroni”, se insieme al lavoro basico (quasi sempre nella fabbrica-paese, la Pirelli) non avessero svolto almeno un altro lavoro. Gino fu nelle prime file di questa “indole”. “Tecnico Specializzato” della fabbrica (che dava lavoro a 1500 persone), aveva apertosul “Corso” con Gabriella, come agente di zona, un negozio della Singer, le macchine da cucire che 70 anni fa, che costituivano qualcosa di più di un genere di conforto.
Imboccata la quiescenza, insieme avrebbero rilevato la gestione dell'area di servizio (antistante il Cimitero e a pochi metri da casa) Total. Che, con soddisfazione dei clienti, gestirono per lunghi anni.
Se questa è stato il lungo percorso lavorativo di entrambi, va aggiunto che Colombani non si è risparmiato neanche per quanto riguarda il volontariato. Essendo stato uno dei fondatori della locale Sezione Avis. E per quanto riguarda le attività dopolavoristiche (fu uno dei rifondatori, come dimostrano le fotografie dell'Archivio di Gianfranco Gambarelli, dell'A.C. Pizzighettone).