memo sulle iniziative in calendario
In occasione dell'81° anniversario della Liberazione, il Comune di Cremona, in collaborazione con il Comitato Costituzione Liberazione (Associazione Nazionale Partigiani Italiani, Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Cremona, Associazione Nazionale Divisione Acqui – Sezione di Cremona) ha predisposto il programma per la celebrazione del 25 Aprile.
Alle ore 9, al Civico Cimitero, celebrazione della Santa Messa all'aperto, alla Cappella ai Caduti, officiata dal vicario episcopale don Antonio Bandirali. Al termine della celebrazione eucaristica, accompagnato dal trombettiere del Complesso bandistico “Città di Cremona”, si formerà un corteo, preceduto dai Gonfaloni del Comune e della Provincia di Cremona, che sfilerà all'interno del cimitero per rendere omaggio a quanti hanno dato la propria vita per la difesa della libertà, con sosta e deposizione di corone d'alloro e fiori alla cappella dedicata ai Caduti civili, alla cappella dei Fratelli Di Dio, ai monumenti commemorativi dei soldati trucidati a Cefalonia e Corfù, dei Caduti per la Resistenza, all'Altare della Patria e sulla tomba di Mario Coppetti.
Alle ore 10:15, dalla piazzetta antistante la chiesa di San Luca, partirà il corteo che sfilerà lungo il seguente percorso: corso Garibaldi, corso Campi, corso Cavour, piazza Roma, via Solferino per raggiungere infine piazza del Comune. Il corteo sarà preceduto dal Complesso Bandistico “Città di Cremona”, dalla storica bandiera tricolore, dai labari delle Associazioni partigiane e dai Gonfaloni del Comune e della Provincia.
La cerimonia in piazza del Comune inizierà alle ore 11 introdotta da una rappresentazione scenica a cura de “La Compagnia dei Piccoli” con il coordinamento di Mattia Cabrini, vedrà gli interventi di Roberto Mariani, presidente della Provincia di Cremona, di Franco Verdi, presidente della sezione di Cremona dell'Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, per le Associazioni partigiane di Cremona, e infine del sindaco Andrea Virgilio.
Seguirà la deposizione delle corone alla lapide dei Caduti per la Libertà, alla lapide Medaglia d'oro CVL (Corpo Volontari della Libertà) in Cortile Federico II e alla lapide dedicata alle Donne Cremonesi della Resistenza. La cerimonia si concluderà davanti al quadro con le foto di tutti i caduti della Resistenza Cremonese. Al termine esecuzione di brani musicali del Complesso Bandistico “Città di Cremona” diretto dal Maestro Giovanni Mori.
Alle ore 12, nella Sala dei Quadri di Palazzo Comunale, saranno consegnate le borse di studio della Resistenza (in allegato l'elenco dei premiati).
Per la Festa della Liberazione corone di alloro verranno deposte in varie zone della città, in particolare in via Ghinaglia (torrione dell'ex castello di S. Croce), al tempietto del Cristo Risorto, posto a fianco della chiesa di San Luca, in via Manini, tra via della Colomba e via Ettore Sacchi sotto la lapide che ricorda Giuseppe Robolotti.
SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO
BORSE DI STUDIO “CAV. NINO GIUSEPPE ZANA” - € 407,00
FORTEZZA LUCIA
CIOBANU NICOLE MIRIAM
GINEVRA ANNA
MEZZADRI REBECCA
PILLITTERI MARTA
TOCCHI JACOPO
VALENTI GABRIEL
SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO
BORSA DI STUDIO EX SINDACO “GINO ROSSINI” - € 540,00
AHMED MOUSSA YASMIN
BORSA DI STUDIO EX SINDACO “OTTORINO RIZZI” - € 540,00
SHIBATA FRANCESCO TAISEI
BORSA DI STUDIO “DELLA RESISTENZA” - € 540,00
GALLETTIELENA SOFIA
BORSE DI STUDIO “MARTIRI DI BAGNARA” - € 540,00
ROTA ALESSANDRO
CARIONI ELISA
La cerimonia di premiazione delle borse di studio intitolate ai “Martiri di Bagnara” si svolgerà il 27 aprile 2026 alle ore 11:00 nell'ambito della Cerimonia di commemorazione dei Martiri di Bagnara
Come ogni anno, il 27 aprile si svolgerà la cerimonia in memoria dei Martiri di Bagnara organizzata dal Centro per anziani di Bagnara in collaborazione con il Comune di Cremona, A.N.P.I., A.N.P.C., A.N.D.A., Vigili del Fuoco di Cremona, AUP – Associazione Unitaria Pensionati con il seguente programma: ore 10 Santa Messa all'Oasi del santo volto di Bagnara, a sguire, alle ore 11 deposizione di una corona d'alloro alla lapide collocata sull'edificio che ospita il Centro anziani, e interventi dell'assessora Simona Pasquali, del Comandante dei Vigili del Fuoco Pier Nicola Dadone, e di Gian Carlo Corada in rappresentanza delle Associazioni partigiane. Al termine saranno consegnate le borse di studio intitolate ai Martiri di Bagnara.
Il 27 aprile, a Bagnara, si ricorda l'eccidio dei quattro vigili del fuoco e di due partigiani compiuto per mano di una squadra di nazisti delle SS il 27 aprile 1945 nelle vicinanze dello stabile delle ex scuole che era allora un distaccamento dei Vigili del Fuoco. La lapide posta anni fa sul luogo dell'uccisione a perenne memoria, restaurata ed integrata nel 2018 dagli aderenti all'Associazione Nazionale Vigili del Fuoco del Corpo Nazionale – Sezione di Cremona, è posizionata sul muro esterno della sede del Centro per anziani di Bagnara. Nel punto in cui avvenne la fucilazione, davanti al muro di cinta dello stabile delle ex scuole, è stato posto un cartello stradale sul quale sono riportate le fotografie dei martiri e una breve descrizione dell'accaduto.
I Martiri di Bagnara
A Bagnara, dove si trovava un distaccamento dei Vigili del Fuoco, un contingente di tedeschi in ritirata, ormai allo sbando, cattura e fucila quattro vigili del fuoco: Domenico Agazzi (35 anni), Guido Azzali (39 anni), Odoardo Cerani (42 anni) e Luigi Rusinenti (19 anni). Uccide inoltre due civili: Giovanni Vaiani (52 anni) e Ivan Mondani (16 anni). Una vile e crudele rappresaglia, anche perché erano tutti disarmati: i vigili del fuoco si trovavano a Bagnara in missione civile e di pace per prestare soccorso alle persone in difficoltà.
«Il patrimonio della Liberazione parla ancora agli italiani di oggi»
Il 25 Aprile e una giornata di mobilitazione e di lotta, un momento fondamentale per riaffermare valori della democrazia nel nostro Paese ». Sono le parole di Elena Curci, segretaria generale Cgil
Cremona, alla viglia della festa nazionale della liberazione d dell'Italia dal regime nazi-fascista.
Che quest'anno, per la Cgil, assume un significato particolare. «Mai come in questo momento la democrazia va praticata —questo l'appello di Curci, trasmesso in una nota —. Per farlo, e necessario assumere con forza la battaglia contro le disuguaglianze, dando piena attuazione ai valori scolpiti nella Costituzione.
In questo quadro, anche il risultato del referendum sulla giustizia, segnato dalla vittoria del No assume un significato simbolico particolare se letto in prossimità del 25 aprile. La preoccupazione
e il senso di protesta difronte a un contesto nazionale e internazionale che mette in discussione, alle sue fondamenta, conquiste ottenute oltre ottant'anni fa. La lotta partigiana contro il nazifascismo, finalizzata alla rinascita democratica
Del Paese, si fondava sulla speranza e sulla promessa di un ‘mai più: mai più dittature, mai più Olocausto, mai più guerre. Una promessa presto smentita dalla Guerra fredda, che al di fuori dell'Occidente ha significato conflitti reali e devastanti, combattuti a discapito dei popoli appena liberati dal colonialismo
e dall'imperialismo. Il25 aprile rappresenta la riconquista della libertà dopo il ventennio fascista e l'occupazione nazista. E il momento fondativo della democrazia italiana, costruita sulla partecipazione popolare, sulla tutela dei diritti e s sull'equilibrio dei poteri. In questa prospettiva, ogni espressione del voto, anche quando si traduce in un rifiuto del cambiamento, può essere letta come esercizio di quella stessa liberta conquistata ottant'anni fa».
Antifasciste e antifascisti, partigiane e partigiani ci hanno insegnato il significato più profondo della Resistenza: un atto che non ha perso né la sua virtù né la sua necessita».
Ecco perché, conclude Curci, «per una società libera e inclusiva, per un mondo del lavoro giusto, per il rispetto della dignità di tutte le persone, per la pace: oggi, come allora, diciamo ancora no al nazifascismo e procediamo uniti, saldi e consapevoli di poter fare ancora”

Giovanni Crema (Coordinatore nazionale del Movimento Socialista Liberale): Dopo l'8 settembre 1943 più di 650.000 militari italiani, catturati dalle truppe della Germania nazista in Italia, Francia, nei Balcani e in Grecia, rifiutarono di combattere ancora con la divisa tedesca o con quella della Repubblica di Salò. Pagarono un prezzo altissimo a causa di quel NO: etichettati come IMI (Internati militari italiani) per privarli della tutela garantita ai prigionieri di guerra, trascorsero quasi due anni nei lager del Reich, grazie alla complicità tra nazisti e fascisti.
Costretti ai lavori forzati, diventarono gli "schiavi di Hitler". Oltre 50.000 morirono: brutalmente assassinati o uccisi da freddo, fame, fatica e malattie. Chi riuscì a tornare in patria dopo la guerra, fu segnato per sempre; molti morirono anche dopo il ritorno a causa delle conseguenze fisiche e psichiche della prigionia.
Una storia, troppo a lungo dimenticata dall'Italia repubblicana, che viene raccontata dal documentario C'è chi disse No.
La Resistenza degli Internati militari italiani (Milano, 2025), finalista al Festival Visioni dal Mondo 2025, realizzato da 3D Produzioni col patrocinio, tra gli altri, del Comune di Milano e della sezione milanese dell'Associazione Nazionale ex Internati nei lager nazisti (ANEI, fondata dai reduci nel 1945 e rilanciata nel 2024 da figli e nipoti). Il soggetto è stato scritto da Marco Brando; Marialuisa Miraglia ha scritto la sceneggiatura ed è la regista.
La proiezione avverrà alle 18,30 del 21 aprile 2026 nel Memoriale della Shoah, in piazza Edmond J. Safra n. 1 (MM2 Caiazzo - MM2 e MM3 Stazione centrale). La storia di quella Resistenza silenziosa, combattuta senza armi eppure straordinariamente coraggiosa, rivive nei racconti dei figli di alcuni celebri internati militari, come Giovannino Guareschi, Mario Rigoni Stern, Gianrico Tedeschi, Luciano Salce. Rivive anche nei ricordi commossi di Giuseppe Pagnoni, ex soldato milanese, oggi 102enne, e nei racconti del cantante Vasco Rossi, figlio di Giovanni, e di altri figli e nipoti di IMI.
Alla proiezione, che durerà una cinquantina di minuti, seguiranno - tra le 19,30 e le 20,15 - una prolusione dello storico Marco Cuzzi (Università degli studi di Milano) sul tema Gli IMI tra storia, memoria e amnesia e gli interventi di Elena Buscemi (presidente del Consiglio comunale di Milano), Maria Luisa Miraglia (regista del documentario) e Carmine Sepe (generale di brigata, Comandante del Comando militare Esercito della Lombardia).
Interverrà per un saluto anche il vicepresidente di Anei Milano, Luciano Belli Paci, figlio di Alfredo, un IMI, e della senatrice Liliana Segre.

ALCUNE RIFLESSIONI, IDEALISTICHE MA DISINCANTATE
Non saranno sfuggite le tra dita di spazio di pagina dedicate all'affaire "caduti rsi". Ad abundantiam faccio un memo a chi vuole e puote. Ho ricevuto una gragnuola di whattsap sull'argomento. Con cui in buona sostanza mi si chiede se, nelle more dei 5 referendum landiniani, del referendum confermativo, dei Propal e di quant'altro con cui l'apparat “antifascista “ha messo a punto la pretesa di obliterare, autenticare l'antifascismo, ha intenzione, di fronte alla reiterazione della "provocazione" di darsi una mossa. Come testa erede delle testimonianze antifasciste dei padri fondatori riteniamo di aprire da subito (anzi da prima) un focus dedicato. E, siccome, siamo ispirati da un forte background dialettico, contiamo sulla scesa in campo di chi vuole dire la sua. Noi l'abbiamo già fatto e continuiamo a farlo su queste pagine. Indi, come si soul dire, torniamo a bomba. All'innesco, di questa poco nobile, poco idealistica, poco veritiera gragnuola di esternazioni, che arrischia di vilipendere, sull'incudine rappresentato, da una parte, dalla pretesa dell'antifascismo “militante” di definire il branding della Repubblica nata dalla Resistenza e, dall'altra, di fiaccare la tenuta valoriale dell'appartenenza all'Italia Liberata (che, dicono gli antifascisti scettici, può benissimo sdoganare l'appartenenza, a prescindere dal passaggio reale del Rubicone, della dichiarazione di fedeltà ai cardini: il ripudio del Ventennio e la piena fedeltà alla Resistenza, alla Liberazione, alla Repubblica, alla Costituzione (che di tutto ciò rappresenta il perno). A parte gli “immarcescibili” fedelissimi (che non fanno mistero di questa fedeltà e se potessero…), da anni si gioca sull'equivoco: il rispetto dei morti.
La pari dignità dei morti e il conseguente rispetto sono fuori discussione. Almeno per gli appartenenti al range di portatori di civismo. Ma, se ci è consentito, non è questa la sostanza del contendere, in questa vigilia di ricorrenza della Liberazione. In questa come in tutte le precedenti 79, in cui facevano più o meno capolino o irrompevano le testimonianze non già della pari dignità in senso umano e civico, bensì della pari dignità "piena", da attribuire ai caduti delle parti in causa, contrapposte sia ai muniti di mandato ad operare negli scenari successivi a quel 25 aprile 1945 sia agli “sconfitti” (in senso militare e, soprattutto, storico ed etico-morale). Scrive oggi su Repubblica Michele Serra: si commemorano i partigiani e non i repubblichini, perché i primi morirono per la conquista della libertà, piena e innovata dalla Repubblica e da una Costituzione di impronta umanistica e modernizzatrice, mentre i secondi furono indotti a sacrificarsi per ragioni di "onore patriottico" e di lealtà nei confronti di un innominabile alleato. Qualcuno, nella vasta platea degli immarcescibili fedeli alla coerenza ed alla lealtà, ha postulato e continua a postulare la versione attenuante dell'essersi trovati dalla parte sbagliata. Fosse così, per quanto non esimente dal punto di vista del requisito delle premesse curriculari di piena scaturigine storica e ideale dei nuovi scenari, ciò indurrebbe a tirare una riga sotto e proclamare che, a prescindere dai morti dalla parte giusta e da quella sbagliata (anzi, sbagliatissima!), questa Repubblica affonda i propri perni nell'humus ideale, morale, etico dell'antifascismo e, si parva licet, della Resistenza come aggregato politico e come manifestazione militare e presupposto di ribaltamento degli scenari pregressi. Se si salta (come fa una parte imperterritamente professante dai tempi del motto fondativo del 1946 "non rinnegare, non restaurare", una piccola, deviante premessa ingannevole: «Non rinnegare, non restaurare", a livello di retroterra ideale e di azione. questo passaggio, i conti della pienezza di appartenenza alla nuova Italia non torneranno. Soprattutto il giorno del 25 aprile in cui vengono clamorosamente al pettine i nodi della parte giusta e della parte sbagliata, ma anche negli altri 364, in cui si mette la sordina. E per venire a noi, è bene essere perentori sul punto: il sen. La Russa (anche se ambiguo nelle esternazioni ed anche se conserva nel domestico pantheon l'effigie del duce) non rivendica pari dignità della pietas bensì di accredito negli scenari pregressi ed attuali anche del background di coloro che "Non rinnegavano, non restauravano". Camerati e fratelli
Il range dei non pienamte integrabili va dalla rivendicazione paritaria di La Russa, ai mai acclarati depositi del motto di De Marsanisch di coloro che come la seconda carica della repubblica non restaurano il passato ma anche non lo rinnegano, ai picchi rappresentati di coloro che non rinnegano ma gli piacerebbe molto restaurare. Al punto che non gli basta la presente versione governante dello schema passatista nelle forme praticabili del sovranismo, versione addomesticata dell'autoritarismo. Sia quel che sia, ben lungi da noi qualsiasi pulsione radicalistica, almeno in questa festa ci sia permesso essere chiari. Nel confronti sia dei continuatori dell'inconciliabilità dei perni. Sia del nostro fronte di un'appartenenza resa sempre più problematica, a causa non già di nostre titubanza, bensì dell'incombenza sui cieli della nostra militanza di aggregati teorico-pratica e di azione. Che a lungo andare potrebbero indurre una parte consistente dell'antifascismo non già a rinnegare, bensì a chiedere asilo alle logiche, come succede per il corpo elettorale, di ritiro nel privato, nell'individualismo, nell'astensionismo. Ciò che farebbe il gioco sia della destra reticente sia del fronte antifascista "militante"
Un emiciclo in cui convissero per almeno mezzo secolo neanche troppo subliminalmente gli ancoraggi all'interpretazione della Resistenza come passaggio intermedio e spallata alla democrazia "socialista", agli ammiccamenti ai mai domi postulatori di democrazie sempre più "progressive" ed esclusive di apporti che non fossero inquadrati nelle fattispecie del 68 (di cui sono campanello dall'allarme anche qui a Cremona l'assedio anarchico di dieci anni fa e l'omaggio floreale ma molto iconico all'assassina (di Moro) brigatista presso il Tempio dei caduti partigiani e, da ultima, la versione meno sparata ma non di meno deviante di un antifascismo che aspira a rappresentare qualcosa di diverso. Vale a dire a sostituire il PCI e la sinistra dei tempi delle spallate e a colmare (con le campagne no trivelle, 5 referendum, referendum giustizia, propaliamo, pacifismo e migrazionismo illimitati) una domanda non già universale di testimonianza dei valori permanenti della Liberazione ma un input mirato di politique politicienne. Per di più con la pretesa di definire i requisiti di “cittadinanza” piena dell'antifascismo.
Diceva il nostro “maestro” Zanoni (riferendosi alle reprimende rivolte a certi saputi): è come la vare la testa all'asino! E, dopo 80 anni ed un lungo curriculum antifascista, ci siamo francamente stufati.
Già…pane al pane…In aggiunta alle falsissime esternazioni del Presidente della seconda carica dello stato, si è approssimato tutto quanto accadde nel tempo passato ed è stato preannunciato pochi giorni fa (dalla punta avanza del non ancora sopito fronte di chi rivendica pari dignità.
A dire il vero, non è cosa nuova. Anzi, Cremona, in tutto il mezzo secolo pregresso ha fatto da apripista in queste immonde onoranze. Che se si volessero (i detentori di mandato ad agire) veramente proibire, ci sarebbero tutte le condizioni per…
E, a dimostrare che la provocazione, non è nuova, pubblichiamo una pagina della nostra testata del 1991.

Il range dei non pienamte integrabili va dalla rivendicazione paritaria di La Russa, ai mai acclarati depositi del motto di De Marsanisch di coloro che come la seconda carica della repubblica non restaurano il passato ma anche non lo rinnegano, ai picchi rappresentati di coloro che non rinnegano ma gli piacerebbe molto restaurare. Al punto che non gli basta la presente versione governante dello schema passatista nelle forme praticabili del sovranismo. Sia quel che sia, ben lungi da noi qualsiasi pulsione gradualistica, almeno in questa festa ci sia permesso essere chiari. Nel confronti sia dei continuatori dell'inconciliabilità dei perni. Sia del nostro fronte di un'appartenenza resa sempre più problematica, a causa non gia di nostre titubanza, bensì dell'incombenza sui cieli della nostra militanza di aggregati teorico-pratica e di azione. Che a lungo andare potrebbero indurre una parte consistente dell'antifascismo non già a rinnegare, bensì a chiedere asilo alle logiche, come succede per il corpo elettorale, di ritiro nel privato, nell'individualismo, nell'astensionismo. Ciò che farebbe il gioco sia della destra reticente sia del fronte antifascista "militante"
Un emiciclo in cui convivono neanche troppo subliminalmente gli ancoraggi all'interpretazione della Resistenza come passaggio intermedio e spallata alla democrazia "socialista", agli ammiccamenti ai mai domi postulatori di democrazie sempre più "progressive" ed esclusive di apporti che non fossero inquadrati nelle fattispecie del 68 (di cui sono campanello dall'allarme anche qui a Cremona l'assedio anarchico di dieci anni fa e l'omaggio floreale ma molto iconico all'assassina (di Moro) brigatista presso il Tempio dei caduti partigiani e, da ultima, la versione meno sparata ma non di meno deviante di un antifascismo che aspira a rappresentare qualcosa di diverso. Vale a dire a sostituire il PCI e la sinistra dei tempi delle spallate e a colmare (con le campagne no trivelle, 5 referendum, referendum giustizia, propaliamo, pacifismo e migrazionismo illimitati) una domanda non già universale di testimonianza dei valori permanenti della Liberazione ma un input mirato di politique politicienne. Per di più con la pretesa di definire i requisiti; non causalmente e non troppo raramente, includendo nel bacino dell'antifascismo segmenti né antifascisti né liberaldemocratici. D'altro lato, erano da tempo ben noti gli accrediti riconosciuti a certi filoni della Resistenza. Del cui range valoriale e storico tutto si può dire che appartenga all'antifascismo ed alla Costituzione. Quanto meno se si pensa alla performance “antifascista” del gennaio del 2015. Con cui Cremona fu messa a ferro e a fuoco, da un “collettivo” ospitato in una location del patrimonio immobiliare comunale.

Nel settembre scorso, la iconica opera di Ruffini di celebrazione dei Liberatori, posata ad opera del committente della cittadella degli studi di via Palestro crollò è crollata (per incuria). Non si è frantumata nella caduta solo perchè nel 2007 in occasione della collocazione del busto di Bissolati al liceo scientifico la Provincia si decise a proteggerla (dai piccioni e dai vandali) con una rete. Che l'ha in parte salvata. Due settimane fa, in occasione di una testimonianza partigiana al Cimitero, ho parlato con Pizzetti e con il presidente della Provincia. Che mi ha rassicurato: il monumento tornerà a posto per il prossimo 25 aprile
Di che anno please?
Di che anno please?